Quando lo usi
- Quando hai in calendario un consiglio o una riunione sul bilancio, e devi arrivarci con una proposta che regga alle domande.
- Quando un fornitore ti ha proposto uno strumento e vuoi capire se ti aiuta a decidere meglio o toglie solo un fastidio.
- Quando in azienda ognuno ha la sua idea di «cosa fare con l’AI» e serve un modo unico di scriverle per poterle confrontare.
Come si usa
Prima viene la decisione, poi i dati, poi il numero da misurare e solo alla fine lo strumento. Chi parte dallo strumento scrive una scheda che cade alla prima domanda di un collega. Per verificarla si fa il percorso al contrario: se dallo strumento non si risale alla decisione, uno dei quattro passaggi è sbagliato.
La scheda sta in una pagina. Se ne occupa due, il primo campo è troppo largo: descrive tutto il reparto invece di un solo processo. I campi sono sette, da compilare in ordine, e il più importante è il secondo: se non c’è un costo, non c’è un numero da misurare, e senza numero non c’è una decisione da portare in riunione.
Anche «non investire», «prima sistemiamo i dati» e «basta uno strumento che abbiamo già» sono conclusioni valide. Una scheda che arriva a una di queste ha fatto il suo lavoro.
La scheda, in sette campi
- 01
Il processo
- Cosa scrivere
- Cosa entra, cosa esce, chi decide e ogni quanto. Poi cosa lasciate fuori di proposito.
- Cosa non scrivere
- Tutto il reparto, o un titolo da manuale.
- Quanto
- Da cinque a otto righe
- 02
La decisione da migliorare
- Cosa scrivere
- La decisione che si prende male, tardi o a fatica, con il motivo e quanto costa, anche solo a grandi linee. Se si sbaglia in due direzioni, scrivile tutte e due.
- Cosa non scrivere
- Un fastidio operativo.
- Quanto
- Da sei a dieci righe: è il campo più importante
- 03
Cosa farebbe lo strumento
- Cosa scrivere
- Su quale materiale lavora, cosa restituisce e in quale forma. Un voto da uno a cinque, con il motivo, su quanto vale, quanto è fattibile e quanto è rischioso. Cosa resta da fare a mano.
- Cosa non scrivere
- Il caso come lo vorreste fra due anni.
- Quanto
- Da otto a dodici righe
- 04
Il tipo di strumento
- Cosa scrivere
- Uno dei cinque tipi, e perché non gli altri: l’assistente che scrive; l’archivio che risponde citando da dove viene; lo strumento che legge i numeri e segnala le eccezioni; la procedura che va da sola; il programma che decide da solo i passi. Aggiungi tre domande da fare al fornitore su questo caso.
- Cosa non scrivere
- Un nome di prodotto.
- Quanto
- Da quattro a sei righe, più le domande
- 05
I numeri da misurare
- Cosa scrivere
- Da tre a cinque numeri, ciascuno con i cinque campi descritti più sotto e una soglia espressa in cifre. Poi i dati che oggi nessuno raccoglie, e cosa serve per raccoglierli.
- Cosa non scrivere
- Una soglia «da definire» con il dato già in mano.
- Quanto
- Una tabella, più quattro-sei righe
- 06
I vincoli di sicurezza
- Cosa scrivere
- Il dato più riservato che entra, gli obblighi verso clienti e fornitori, i numeri delle regole della Carta (le dieci regole firmate) che si applicano, cosa resta fuori e fin dove si può provare con dati inventati.
- Cosa non scrivere
- «Rispetteremo le regole».
- Quanto
- Da cinque a otto righe
- 07
Le condizioni per partire
- Cosa scrivere
- In ordine, ciascuna con le giornate di lavoro e un nome. Per ultima la regola di verifica: chi controlla cosa, su quale campione, ogni quanto, e la soglia di errore oltre la quale il caso si ferma.
- Cosa non scrivere
- Condizioni senza un numero e senza un nome.
- Quanto
- Da sei a dieci righe
I cinque campi di un numero
Un numero si può portare ai vertici quando ha tutti e cinque i campi compilati. Se ne manca uno, non si porta in riunione.
| Campo | Cosa contiene | Scritto male |
|---|---|---|
| Definizione | Cosa si conta e rispetto a cosa, con l’unità di misura e i confini, così che due reparti ottengano lo stesso numero. | Un aggettivo al posto di un calcolo. |
| Fonte | Il programma, il campo e la forma in cui esce il dato. Se serve un passaggio a mano, quale e chi lo fa. | Il nome del programma, senza il campo. |
| Frequenza | Ogni quanto si rileva e ogni quanto si legge. | «Periodica», «quando serve». |
| Responsabile | Chi calcola il numero, lo spiega quando non torna e lo corregge. | Un ufficio al posto di una persona. |
| Soglia | Un numero e cosa succede quando viene superato. Se il primo anno serve solo a misurare: «soglia fissata alla quarta rilevazione». | «Da definire», senza una data. |
Le sette domande dei colleghi
- 01
Qual è la decisione, e chi la firma? Se la risposta descrive un processo, o è «la prendiamo insieme», si torna indietro.
- 02
L’ultima volta che è successo, com’è andata? Un episodio con la data, le persone e i tempi.
- 03
Cosa costa oggi decidere così? Ore, giornate, euro. Un problema senza costo non produce un numero.
- 04
Questo dato ce l’ha già qualcun altro? È la domanda per cui i colleghi valgono più di un consulente.
- 05
Se il numero superasse la soglia, cosa faresti lunedì? Se la risposta è «ne parleremmo», quel numero serve a informare, non a decidere.
- 06
Cosa resta fuori, e chi non lo sa? Serve a far venire fuori le esclusioni prima che le scopra qualcun altro.
- 07
Se domani avessi lo strumento, cosa ti impedirebbe di usarlo? Va fatta sempre, e per ultima: la risposta arriva in dieci secondi ed è quasi sempre una condizione mai scritta.
Tre cose da non fare
- Non proporre uno strumento: chiuderesti il quarto campo prima ancora di cominciare.
- Non raccontare il tuo caso: in quel momento si parla della scheda di un altro.
- Non mettere in dubbio che il problema esista: si discutono i numeri, le fonti, le soglie e le esclusioni.
Vertesa, qualità: la scheda compilata
La responsabile della qualità di Vertesa ha portato questa scheda alla riunione sugli investimenti. Il registro delle non conformità del trimestre, con i suoi campi vuoti e le cause scritte ogni volta con parole diverse, si può scaricare dal caso aperto.
- 1. Il processo
- Entra una non conformità segnalata da un reparto: descrizione, prodotto, componente, gravità. Esce un’azione correttiva decisa e assegnata. Decide la responsabile della qualità, con il capo reparto. Novantasei nel trimestre, circa otto alla settimana. Resta fuori di proposito il rapporto con il fornitore, che è degli acquisti.
- 2. La decisione da migliorare
- L’azione correttiva si decide tardi: metà dei casi aspetta più di dodici giorni dall’apertura, e alcuni superano i trenta. Nel frattempo il pezzo resta fermo o riparte senza decisione. Il costo: circa venti giornate di fermo nel trimestre, e due consegne slittate. Nell’altra direzione, tre azioni decise in fretta hanno chiuso una non conformità che si è ripresentata identica un mese dopo: il registro non aiutava a ritrovarla, perché la causa era scritta ogni volta con parole diverse.
- 3. Cosa farebbe lo strumento
- Quando si apre una non conformità, mostra le tre più simili degli ultimi due anni, con l’azione decisa allora e l’esito, citando la riga del registro. Valore quattro: oggi si decide affidandosi alla memoria di una persona. Fattibilità tre: il registro c’è, ma le cause vanno riportate a un elenco fisso di voci, un lavoro stimato in sei giornate. Rischio tre per riservatezza: i codici componente sono riservati, e il registro resta nello spazio dell’azienda. La decisione resta alla responsabile.
- 4. Il tipo di strumento
- L’archivio che risponde citando da dove viene. Non l’assistente che scrive, perché deve ritrovare, non inventare. Non la procedura che va da sola, perché la decisione non si può delegare. Tre domande al fornitore: cosa succede quando due non conformità simili hanno avuto azioni opposte; dove stanno i codici componente; come esce lo storico se cambiamo strumento.
- 5. I numeri da misurare
- Giorni dall’apertura alla decisione: dalla data di apertura alla data della decisione registrata, il caso di mezzo del mese (metà dei casi sopra, metà sotto), escluse le chiuse per errore; fonte il registro, campi «data apertura» e «data decisione», entrambi obbligatori alla chiusura; letta ogni mese; responsabile la responsabile della qualità; soglia sette giorni sul settanta per cento dei casi entro sei mesi, partendo da dodici. Non conformità ripresentate identiche entro novanta giorni: oggi non si rileva, perché la causa non si sceglie da un elenco fisso. Prima serve l’elenco.
- 6. I vincoli di sicurezza
- Il dato più riservato che entra è il codice componente, livello riservato. Nessun vincolo verso l’esterno sul registro qualità, verificato con la sicurezza il dodici settembre. Regole della Carta uno, tre e cinque. Resta fuori il nome del cliente finale. Per provare bastano i dati del caso aperto, che sono inventati.
- 7. Le condizioni per partire
- Elenco fisso delle cause: sei giornate, responsabile qualità, entro il trenta ottobre. Data della decisione obbligatoria nel registro: un giorno, chi gestisce i sistemi. Verifica: ogni mese la responsabile rilegge dieci casi a campione e controlla che le tre simili proposte fossero davvero simili. Se in un mese più di tre su dieci non lo sono, ci si ferma e si rivede l’elenco delle cause.
Da notare. La scheda non ha chiesto un investimento: ha chiesto sei giornate per l’elenco delle cause, e ha rimandato lo strumento a dopo. È il motivo per cui in riunione è passata.
Da lunedì
| Chi | Cosa |
|---|---|
| Tu | Scegli una decisione che si prende male o tardi nella tua funzione e scrivi il secondo campo: quanto costa, anche solo a grandi linee, con la data dell’ultima volta che è successo. |
| Chi tiene i dati | Ti dice dove sta oggi il numero che ti serve, in quale campo, e se qualcuno lo compila davvero. |
| Un collega di un’altra funzione | Legge la scheda e ti fa le sette domande, senza proporre strumenti. |
| Tu | Riscrivi il settimo campo con giornate e nomi, e decidi se la prima condizione è già un investimento sufficiente. |
Scrivi in tre righe l’ultima decisione presa tardi nella tua funzione, con la data e cosa è costato.
La conversazione, parola per parola
Un manager mette alla prova lo strumento come farebbe in riunione; Raffaele risponde. Qui il dialogo da leggere.
Leggi il dialogo
- Il manager
A dicembre c’è la riunione sugli investimenti. Mi chiederanno cosa facciamo con l’AI, e io ho una lista di sei idee che mi hanno dato i miei. Cosa porto?
- Raffaele
Non la lista. Una scheda di una pagina per l’idea più forte. E la scheda non parte dall’idea: parte dalla decisione.
- Il manager
Che differenza fa?
- Raffaele
Fa tutta la differenza. Un’idea è «mettiamo l’AI sulla qualità». Una decisione è «quale azione correttiva assegno a questa non conformità, ed entro quanti giorni». La prima non si può misurare. La seconda sì.
- Il manager
Proviamo. La mia funzione è la qualità. Il problema è che le non conformità si chiudono tardi.
- Raffaele
Aspetta. «Si chiudono tardi» è un fastidio. Il secondo campo della scheda chiede la decisione da migliorare: quale decisione si prende male o tardi, e cosa costa. Chi decide l’azione correttiva?
- Il manager
La responsabile qualità, con il capo reparto.
- Raffaele
Bene. Quanto ci mette oggi?
- Il manager
Dipende. Una settimana, a volte un mese.
- Raffaele
Nella scheda non si scrive «dipende». Qual è il tempo normale? Se prendi le ultime cento, quella di mezzo quanto ci ha messo?
- Il manager
Dovrei guardare. Direi dodici giorni.
- Raffaele
Dodici giorni. E cosa costa aspettare dodici giorni?
- Il manager
Il pezzo sta fermo. Oppure riparte senza che nessuno abbia deciso.
- Raffaele
In giornate di fermo, nel trimestre?
- Il manager
Non lo so a memoria. Venti, forse.
- Raffaele
Venti giornate di fermo e due consegne slittate. Adesso il secondo campo ce l’hai; prima avevi solo «si chiudono tardi». Nota una cosa: ci ho messo cinque domande a tirartelo fuori, e nessuna era tecnica.
- Il manager
E il numero da misurare qual è?
- Raffaele
Lo hai appena detto: i giorni dall’apertura alla decisione. Ma un numero si può presentare solo se ha cinque campi: cosa conti esattamente, da dove lo prendi, ogni quanto lo leggi, chi risponde se non torna, e la soglia.
- Il manager
La soglia la decido dopo.
- Raffaele
Se la soglia è «da definire» con il dato già in mano, il numero non si porta in riunione. Da dodici giorni, dove vuoi arrivare in sei mesi?
- Il manager
Sette. Sulla maggior parte dei casi.
- Raffaele
Sette giorni sul settanta per cento dei casi entro sei mesi. E se dopo sei mesi sei ancora sopra i dieci, rivedi il caso, non la soglia. Adesso il numero è pronto.
- Il manager
E lo strumento? È lì che mi aspettano.
- Raffaele
Ed è per questo che arriva solo al quarto campo. Ci sono cinque tipi di strumento: l’assistente che scrive; l’archivio che risponde citando da dove viene; quello che legge i numeri e segnala le eccezioni; la procedura che va da sola; il programma che decide da solo i passi. Quale serve alla tua responsabile qualità?
- Il manager
Uno che le dica cosa fare.
- Raffaele
No. Deve decidere lei: la regola quattro della Carta dice che questa decisione non si delega. Le serve ritrovare in dieci secondi le tre non conformità più simili degli ultimi due anni, con l’azione decisa allora e com’è finita. È l’archivio che risponde. Non inventa: ritrova.
- Il manager
E questo lo posso comprare domani?
- Raffaele
Guarda il settimo campo, le condizioni per partire. Nel vostro registro la causa è scritta in testo libero: ogni volta con parole diverse. Uno strumento che cerca casi simili tra cause scritte in dieci modi diversi trova solo confusione. Prima serve un elenco fisso delle cause.
- Il manager
Quanto ci vuole?
- Raffaele
Sei giornate della responsabile qualità. Più un giorno di chi gestisce i sistemi per rendere obbligatoria la data della decisione nel registro. Sono le due condizioni, con un nome e una data ciascuna.
- Il manager
Quindi in riunione chiedo sei giornate e non uno strumento?
- Raffaele
In riunione porti una scheda che dice: ecco la decisione, ecco cosa costa oggi, ecco il numero e la soglia, ecco il tipo di strumento e perché non gli altri, ecco cosa deve succedere prima. È il documento più convincente che un consiglio possa ricevere, perché non chiede fiducia: chiede sei giornate.
- Il manager
E le sei idee dei miei?
- Raffaele
Stesso formato, una pagina ciascuna. Ne sopravviveranno due. Le altre quattro si fermeranno al secondo campo, perché non hanno un costo, o al settimo, perché nessuno sa dire cosa serve prima. Ed è un ottimo risultato: hai appena evitato quattro investimenti.
- Il manager
C’è un modo per provare la scheda prima della riunione?
- Raffaele
La fai leggere a un collega di un’altra funzione, che ti fa sette domande. Qual è la decisione e chi la firma. L’ultima volta com’è andata. Cosa costa oggi. Questo dato ce l’ha già qualcun altro. Se il numero superasse la soglia, cosa faresti lunedì. Cosa resta fuori e chi non lo sa. E l’ultima, sempre: se domani avessi lo strumento, cosa ti impedirebbe di usarlo?
- Il manager
Perché l’ultima è sempre quella?
- Raffaele
Perché la risposta arriva in dieci secondi, ed è quasi sempre una condizione che nessuno aveva scritto. «Non avrei i dati». «Il capo reparto non lo userebbe». Quella risposta va nel settimo campo, prima di tutto il resto.
- Il manager
Lunedì mattina?
- Raffaele
Scegli una decisione che nella tua funzione si prende male o tardi, e scrivi il secondo campo: quanto costa, anche solo a grandi linee, e quando è successo l’ultima volta. Poi chiedi a chi tiene i dati dove sta oggi il numero che ti serve. Poi fai leggere la scheda a un collega.
- Il manager
E oggi, una cosa sola.
- Raffaele
Scrivi in tre righe l’ultima decisione presa tardi nella tua funzione, con la data e cosa è costato. Se non riesci a scrivere il costo, hai già capito da dove partire.
- Il manager
Quindi in riunione non porto sei idee. Porto una pagina che parte da una decisione, ha un numero con la soglia, e chiede le condizioni prima dello strumento. E oggi comincio a scrivere cosa è costata l’ultima volta.
Se vuoi, ne parliamo in venti minuti.
Una call breve per capire da quale strumento partire nel tuo caso. Senza preventivo e senza slide.
Prenota venti minuti