Punto di vistaDifesa

4 milioni contro 2. Il riarmo europeo si vince in fabbrica, non al fronte

I soldi ci sono. Il collo di bottiglia del riarmo europeo sta nella capacità di produrre e nella possibilità di vedere la filiera, e il software serve lì. I numeri del Commissario Kubilius, di Rheinmetall e della Commissione, la lezione industriale ucraina, e tre cose che una PMI della difesa può fare nei prossimi sei mesi senza far uscire un dato.

Raffaele ZarrelliAI Architect & Founder, Yempik·14 settembre 2026·8 min di lettura
In sintesi
  • Nell’aprile 2026 il Commissario europeo alla Difesa ha detto al Parlamento europeo che la Russia produce 4 milioni di colpi d’artiglieria l’anno e l’Unione 2. Sui missili da crociera 1.100 contro 300, sui balistici 900 contro zero.
  • I fondi ci sono: Readiness 2030 vale 800 miliardi e 18 Stati membri su 27 hanno superato il 2% del PIL. Nel 2024, però, la Commissione dichiarava una capacità produttiva circa tripla di quella stimata dall’industria.
  • La base industriale europea è fatta di oltre 2.500 PMI che lavorano su base nazionale: ognuna sa quanto può produrre, nessuno sa quanto possono produrre tutte insieme.
  • La lezione industriale dell’Ucraina è il ciclo: riprogettazione in sette giorni e costo per bersaglio da 60.000 a 1.000 dollari. La scala conta meno.
  • Il software che serve sta in fabbrica e lungo la filiera, e deve essere sovrano. Tre mosse per una PMI nei prossimi sei mesi, una per il Ministero.
Il numero

Quattro milioni contro due, e i soldi ci sono

Nell’aprile del 2026 il Commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha detto al Parlamento europeo una cosa che nessuno ha voluto sentire: la Russia produce quattro milioni di colpi d’artiglieria l’anno, l’Unione due. Sui missili da crociera il rapporto è 1.100 contro 300. Sui balistici, 900 contro zero. Nella stessa audizione ha parlato di «carenza di capacità produttive su entrambe le sponde dell’Atlantico».

Produzione annua, Russia contro Unione europea
RussiaUnione europea
Vedi i dati in tabella
CategoriaRussiaUnione europea
Colpi d’artiglieria (milioni di colpi)4 M2 M
Missili da crociera (missili)1.100300
Missili balistici (missili)9000
Produzione annua stimata, Russia contro Unione europea, nelle tre categorie citate dal Commissario europeo alla Difesa al Parlamento europeo nell’aprile 2026. Ogni pannello ha la sua scala. Fonte: Kubilius al Parlamento europeo, EU Perspectives, aprile 2026.

Il problema dei soldi è risolto, almeno sulla carta. Readiness 2030 mette sul tavolo ottocento miliardi, di cui 150 di prestiti SAFE, e nel 2025 diciotto Stati membri su ventisette hanno superato il due per cento del PIL. Il problema vero è più imbarazzante. Nel 2024 Bruxelles dichiarava una capacità produttiva di un milione di colpi l’anno, poi corretta a 1,7 milioni; l’industria ne stimava tra 550 e 600 mila e un funzionario europeo ha ammesso che il numero reale era «circa un terzo». La Commissione non stava mentendo. Non lo sapeva.

Perché la base industriale della difesa europea è fatta di più di duemilacinquecento piccole e medie imprese, che la stessa Commissione descrive come organizzate «su base nazionale, con cooperazione transfrontaliera limitata» e che l’Agenzia europea per la difesa chiama «frammentata». Ognuna sa quanto può produrre. Nessuno sa quanto possono produrre tutte insieme.

Ogni azienda sa quanto può produrre. Nessuno sa quanto possono produrre tutte insieme. Questo è il collo di bottiglia, e non si compra con un assegno.

Il collo di bottiglia

La fabbrica e la filiera che nessuno vede

La promessa di un milione di colpi all’Ucraina entro marzo 2024 si è chiusa con circa mezzo milione consegnato alla scadenza; il milione è arrivato a novembre, secondo Josep Borrell. Nello stesso periodo la Russia, secondo l’intelligence estone, è passata da 400 mila colpi l’anno nel 2021 a sette milioni nel 2025, diciassette volte e mezzo, a meno di centomila rubli il colpo. Il metallo esiste da entrambe le parti. Quello che manca da una parte sola è il tempo.

Il collo di bottiglia, guardato da vicino, quasi mai è il metallo. Sono la chimica e i contratti. L’inchiesta di RFE/RL sulla filiera europea delle munizioni racconta che Eurenco produce cariche propellenti per circa 500 mila colpi l’anno, che la ceca Explosia definisce «impossibile raddoppiare in pochi mesi» e che la norvegese Nammo si rifiuta di investire senza ordini fermi. Ogni anello ragiona da solo, e ha ragione a farlo, perché nessuno gli mostra il quadro.

Il quadro non ce l’ha nemmeno chi compra. Oliver Wyman, che ha analizzato oltre 600 fornitori di secondo e terzo livello, scrive che «la maggior parte dei reparti che gestiscono la filiera risolve i problemi in modo reattivo», mentre la spesa europea per la difesa dovrebbe crescere dell’80% entro il 2030, da 417 a 650-750 miliardi. Chi ha lavorato in una fabbrica sa cosa vuol dire: si insegue l’urgenza, e l’urgenza di oggi è la pianificazione che mancava sei mesi fa.

Quando gli ordini arrivano, però, l’industria risponde. Dal 2022 la produzione europea di munizioni è triplicata: il Financial Times, con le immagini satellitari, ha contato sette milioni di metri quadri di nuovi impianti in 150 siti di 37 aziende. Rheinmetall ha costruito a Unterlüß uno stabilimento da circa 500 milioni di euro in quindici mesi, per passare da 25 mila a 350 mila colpi l’anno nel 2027, dentro una rete che punta a un milione e mezzo. Il problema, quindi, si sposta di nuovo: su chi non ha ordini fermi, e su chi non sa dire quanto potrebbe produrre se li avesse.

La capacità che nessuno vede, con le fonti
1/3

la capacità reale di produrre colpi rispetto a quella dichiarata dalla Commissione nel 2024, secondo un funzionario europeo

RFE/RL, inchiesta
2.500+

PMI nelle filiere della difesa europea, «su base nazionale, con cooperazione transfrontaliera limitata»

Commissione europea
×17,5

la produzione russa di colpi d’artiglieria dal 2021 al 2025: da 400 mila a 7 milioni l’anno

Intelligence estone, via Euromaidan Press
15 mesi

per costruire lo stabilimento Rheinmetall di Unterlüß, da 25 mila a 350 mila colpi l’anno nel 2027

Rheinmetall, 2025
7 giorni

il ciclo di riprogettazione di un drone in Ucraina, dal feedback del fronte alla versione in produzione

Exponential View
20-30%

i dirigenti aerospazio e difesa europei che dichiarano una maturità digitale avanzata, Italia nel campione

BearingPoint
Ogni numero rimanda alla fonte primaria. I totali della produzione ucraina di droni non compaiono qui perché sono dichiarazioni governative, non verificate in modo indipendente.
La lezione ucraina

Il ciclo conta più della scala

L’Ucraina viene citata sempre per i numeri grandi. Il governo ucraino parla di milioni di droni prodotti l’anno, e quei totali restano dichiarazioni governative, non verificate in modo indipendente. Il dato industriale interessante è un altro. In tre anni il paese è passato da circa sette a circa cinquecento produttori di droni, e il ciclo di riprogettazione di un modello, dal riscontro del fronte alla nuova versione in produzione, si è accorciato a sette giorni.

Il meccanismo è descritto bene su War on the Rocks: le unità mandano le segnalazioni ai produttori via Signal, nel giro di giorni, e i produttori correggono. Il costo per bersaglio colpito è sceso da circa 60 mila dollari a circa mille. La lezione per una fabbrica europea sta nel ciclo, nella velocità con cui un’informazione dal cliente diventa una modifica in produzione, molto più che nella scala. E il ciclo si accorcia prima con i dati, con la loro proprietà e con la loro circolazione, e solo dopo con le macchine.

Chi lo sta già facendo

Il software che serve sta in fabbrica, e deve essere sovrano

Negli Stati Uniti il software è già entrato in produzione, nel senso letterale. L3Harris racconta di aver usato la piattaforma di Palantir per trovare le carenze di componenti nella produzione dei visori notturni e per leggere milioni di documenti di spedizione alla ricerca del paese d’origine di ogni parte; il risultato è una distinta base ricostruita lungo tutta la filiera. Anduril sta costruendo in Ohio Arsenal-1, una fabbrica da un miliardo di dollari e quattromila posti di lavoro che chiama «software-defined»: l’impianto è disegnato a partire dai dati di produzione.

In Europa il divario si misura. BearingPoint ha intervistato 151 dirigenti dell’aerospazio e difesa in sei paesi, Italia compresa: tra il 60 e il 70% si aspetta un impatto alto del digitale entro il 2028, e solo il 20-30% dichiara una maturità avanzata. Nel campione tedesco il 10% ha un’architettura dati integrata, il 7% mette l’intelligenza artificiale tra le priorità e il 44% indica i silos come barriera principale. Il dato italiano disaggregato non è pubblicato; l’Italia è nel campione.

L’Italia, vista dai numeri, ha un bilancio della Difesa 2026 da 32,4 miliardi, di cui circa 13,1 in investimenti; le prime cento aziende del settore fatturano 40,7 miliardi e dieci di loro fanno tre quarti del totale. Sotto ci sono tutte le altre: nel solo cluster aerospaziale nazionale 220 imprese su 276 sono PMI. È la parte della filiera con cui lavoriamo, ed è quella che nessuna piattaforma vede. Aziende che abbiamo incontrato, con più di un milione di euro di ricavi per dipendente, lavorano ancora prettamente sulla carta: capitolati, non conformità e tracciabilità dei lotti in cartelle e fogli di calcolo. Annalisa Alberti, di Rheinmetall Italia, lo ha detto al Manufacturing Forum di maggio: «bisogna pensare alla fabbrica intelligente, quindi all’introduzione dell’intelligenza artificiale. Chi non lo fa rischia di fare un passo indietro».

Qui sta il punto che ci interessa. Il software di cui l’Europa ha bisogno lavora sulla distinta base, sui capitolati, sulle non conformità, sulle date di consegna dei fornitori di secondo livello, e su una domanda semplice: quanto possiamo produrre il mese prossimo? In un’azienda della difesa un software così deve essere sovrano: i dati restano nel perimetro dell’azienda, i modelli girano dove decide lei, il sapere accumulato è suo e resta suo quando cambia fornitore. È la tesi che abbiamo scritto sulla sovranità del dato, applicata a un settore in cui vale il doppio.

Il software che serve alla difesa europea lavora su distinte base, capitolati e date di consegna. E deve restare dentro il perimetro dell’azienda.

Da lunedì

Tre cose che una PMI della difesa può fare nei prossimi sei mesi

Nessuna delle tre richiede di far uscire un dato dall’azienda, e nessuna richiede di comprare un modello. Richiedono un pomeriggio dei dirigenti, un posto dove mettere le cose e un processo da cui partire.

Una PMI della difesa, nei prossimi sei mesi
01Settimana 1
Classifica le informazioni

Quattro classi: pubblico, interno, riservato, classificato. Per ciascuna, quali strumenti sono ammessi e quali no. Lo decidono i dirigenti, in un pomeriggio.

02Mesi 1-3
Sapere e regole in un posto solo

Di proprietà dell’azienda, leggibile da persone e da software. Da lì qualunque modello lavora con un registro delle operazioni, e cambiarlo domani costa niente.

03Mesi 3-6
Parti da un processo documentale

Capitolati o non conformità, non la produzione. Rischio basso, tempo restituito in settimane, e un caso vero da portare al prossimo audit.

Un ministero, domaniPrima del prossimo ordine
La mappa della capacità produttiva

Un nodo per stabilimento. Ogni azienda resta proprietaria dei suoi dati; il committente vede lo stato, quanto e quando, senza vedere il contenuto.

Nessuna delle quattro mosse richiede di far uscire un dato dall’azienda, e nessuna richiede di comprare un modello.

La prima è classificare le informazioni in quattro classi, pubblico, interno, riservato e classificato, e decidere per ciascuna quali strumenti sono ammessi. Si fa in un pomeriggio, con i dirigenti e non con l’IT, e da quel momento l’uso dell’intelligenza artificiale smette di essere una responsabilità individuale. La seconda è mettere il sapere e le regole dell’azienda in un posto solo, di proprietà dell’azienda, leggibile da persone e da software: da lì qualunque modello lavora con un registro delle operazioni, e cambiare modello domani costa niente. La terza è partire da un processo documentale, i capitolati o le non conformità, e lasciare la produzione per dopo: il rischio è basso, il tempo restituito si misura in settimane, e il metodo per scegliere il primo processo è lo stesso di qualunque altra azienda.

Poi c’è una cosa che un ministero dovrebbe fare domani: la mappa della capacità produttiva nazionale, un nodo per stabilimento, dove ogni azienda resta proprietaria dei suoi dati e il committente vede lo stato, quanto e quando, senza vedere il contenuto. Il numero di Kubilius, quattro contro due, nasce dall’assenza di questa mappa. Le regole per costruirla senza far uscire un dato sono quelle della governance dell’AI per le PMI, messe in fila per una fabbrica nel secondo pezzo di questa serie. Come dovrebbe funzionare la mappa, un livello federato in cui ogni nodo resta proprietario dei suoi dati, è il tema del terzo, sulla filiera invisibile.

Domande frequenti

Riarmo, fabbrica e filiera, in pratica

Perché la Russia produce più munizioni dell’Europa, se l’Europa spende di più?

Perché la spesa non è capacità. Secondo il Commissario Kubilius la Russia produce 4 milioni di colpi d’artiglieria l’anno contro i 2 dell’Unione, e secondo l’intelligence estone è passata da 400 mila a 7 milioni tra il 2021 e il 2025. L’Europa ha stanziato 800 miliardi con Readiness 2030, ma la sua base industriale è fatta di oltre 2.500 PMI su base nazionale, con colli di bottiglia nella chimica dei propellenti e nei contratti. I soldi arrivano; la capacità va costruita, e prima ancora va misurata.

Cosa vuol dire che l’Europa non sa quanto può produrre?

Nel 2024 la Commissione dichiarava una capacità di 1 milione di colpi l’anno, poi 1,7 milioni; l’industria stimava 550-600 mila e un funzionario europeo ha ammesso che il numero reale era circa un terzo. Nessuno mentiva: il dato aggregato non esiste, perché ogni azienda conosce la propria capacità e nessuno la somma. La mappa della capacità produttiva, un nodo per stabilimento con dati che restano all’azienda, è la cosa che manca.

Qual è la lezione industriale della guerra in Ucraina?

Il ciclo, più della scala. L’Ucraina è passata da circa 7 a circa 500 produttori di droni e ha portato il ciclo di riprogettazione a sette giorni, con le segnalazioni dal fronte che arrivano ai produttori via Signal e il costo per bersaglio sceso da circa 60.000 a circa 1.000 dollari. I totali di produzione dichiarati dal governo ucraino non sono verificati in modo indipendente; il ciclo di sette giorni è documentato da più fonti.

Che software serve davvero a una PMI della difesa?

Software che lavora sui documenti e sui dati di fabbrica: distinta base, capitolati, non conformità, tracciabilità dei lotti, date di consegna dei fornitori di secondo livello, e la risposta alla domanda «quanto possiamo produrre il mese prossimo». Negli Stati Uniti L3Harris lo usa già per trovare le carenze di componenti e la provenienza delle parti. In Europa solo il 20-30% dei dirigenti del settore dichiara una maturità digitale avanzata.

Una PMI della difesa può usare l’intelligenza artificiale senza far uscire dati?

Sì, se prima scrive le regole. Il metodo è classificare le informazioni in quattro classi (pubblico, interno, riservato, classificato), abbinare a ciascuna gli strumenti ammessi, mettere sapere e regole in un posto solo di proprietà dell’azienda, e partire da un processo documentale come i capitolati o le non conformità. I modelli girano dove decide l’azienda, con un registro delle operazioni, e i dati restano nel perimetro.

Cosa significa software sovrano in una fabbrica della difesa?

Che i dati restano nel perimetro dell’azienda, che i modelli girano dove decide l’azienda, anche in self-hosting, e che il sapere accumulato è suo e resta suo quando cambia fornitore o modello. Il contrario è un cervello in affitto dentro un vendor: comodo, ma inaccettabile per un’azienda che lavora su informazioni riservate o classificate.

Trasparenza

Fonti

  1. [1]EU Perspectives, «Kubilius: we ask defence industry to speed up», aprile 2026. euperspectives.eu
  2. [2]RFE/RL, inchiesta sulle munizioni europee per l’Ucraina. www.rferl.org
  3. [3]Kyiv Independent, «EU has delivered over 980,000 shells to Ukraine», 11 novembre 2024. kyivindependent.com
  4. [4]Euromaidan Press, intelligence estone sulla produzione russa di colpi, 11 febbraio 2026. euromaidanpress.com
  5. [5]The Defense Post, «European defense production tripled», dati Financial Times, 14 agosto 2025. thedefensepost.com
  6. [6]Rheinmetall, apertura dello stabilimento di Unterlüß, 5 settembre 2025. www.rheinmetall.com
  7. [7]Commissione europea, Defence SMEs. defence-industry-space.ec.europa.eu
  8. [8]CESE e Agenzia europea per la difesa, «No more national preference», febbraio 2025. www.eesc.europa.eu
  9. [9]Forbes, Oliver Wyman, «European defense buildup may cause supply chain delays and shortages», 25 giugno 2025. www.forbes.com
  10. [10]KSE Institute e Brave1, primo studio sull’industria ucraina dei droni. kse.ua
  11. [11]Exponential View, «Ukraine’s seven-day drone advantage». www.exponentialview.co
  12. [12]War on the Rocks, «Inside Ukraine’s battlefield innovation loop». warontherocks.com
  13. [13]L3Harris, «Palantir and L3Harris: reindustrializing defense through AI», 16 dicembre 2025. www.l3harris.com
  14. [14]Anduril, Arsenal-1, Ohio. www.anduril.com
  15. [15]BearingPoint, «European defense sector faces a major digital execution gap». www.bearingpoint.com
  16. [16]BNP Paribas Economic Research, Readiness 2030 un anno dopo, 2 marzo 2026. economic-research.bnpparibas.com
  17. [17]Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS), briefing sul riarmo europeo, 2025. www.europarl.europa.eu
  18. [18]Geopolitica.info, bilancio della Difesa 2026. geopolitica.info
  19. [19]Mediobanca, Top100 della difesa (PDF). euroborsa.it
  20. [20]L’Imprenditore, CTNA, «Aerospazio: filiera in crescita, l’80% del settore è costituito da PMI». www.limprenditore.com
  21. [21]Startupbusiness, Manufacturing Forum 2026, intervento di Annalisa Alberti (Rheinmetall Italia). www.startupbusiness.it
Nota di trasparenza

Questa pagina è scritta da Raffaele Zarrelli, founder di Yempik, con editing fatto con Claude. È il primo pezzo di una serie sull’AI per la fabbrica e la filiera della difesa. Ogni numero ha il link alla fonte primaria nel testo e nell’elenco qui sopra; i totali della produzione ucraina di droni sono dichiarazioni del governo ucraino, non verificate in modo indipendente. Gli esempi di aziende italiane sono anonimi per scelta: nessun dato, documento o nome di cliente compare nel pezzo. Si parla di produzione, filiera, dati e regole; niente sistemi d’arma, niente valutazioni geopolitiche e nessun parere legale.

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