Come mettere in produzione un agente AI, non solo una demo
Non basta una demo: servono dati, integrazioni, eval, guardrail, monitoraggio e responsabilità operativa.
Leggi l’articoloCome progettiamo software, costruiamo agenti AI e portiamo questi strumenti in azienda. Guide, casi reali e scelte spiegate nel dettaglio.
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Dodici decisioni sull’AI, una alla volta, e tre strumenti da portare in riunione, per chi guida un’azienda o un ufficio e non ha tempo: una pagina da due minuti, la conversazione da ascoltare in sei, la scheda per lunedì.
Non serve stabilire chi sia il più bravo tra ChatGPT, Copilot e Claude: si decide su quattro cose concrete. E l’accesso si dà a tutti, non in base al grado.
Cos’è un company brain, detto semplice; perché si comincia con lo strumento che hai già, e cosa devi aver capito prima di farne uno su misura.
Cinque scene d’ufficio per capire a che punto è ogni area, e cosa dare a ciascuna prima di comprare altro.
La domanda da farti prima di caricare qualunque documento, le quattro domande che dicono quanto rischi, cosa puoi caricare tranquillamente e come proteggi il saper fare dell’azienda.
Verso il cliente risponde l’azienda. Per questo ogni prezzo, offerta o risposta al cliente passa da una persona che, prima dell’invio, la confronta con la fonte.
L’AI la paghi comunque, quindi misura per decidere dove metterla: una sola attività, il tempo di partenza, una pratica su dieci lasciata al metodo di oggi. Poi sono i numeri a dirti dove aggiungere licenze e quando cambiare strumento.
Quattro domande per scegliere da quale lavoro partire, e i casi in cui conviene lasciar perdere.
Due o tre interviste da un’ora, registrate, e l’esperto che rilegge le regole: così quello che sa resta in azienda.
Quando il wiki basta, quando ti dà una falsa sicurezza, e come provarlo con lo strumento che hai già prima di decidere il passo dopo.
Due domande e cinque verifiche per capire se il sapere della tua azienda è tuo o in affitto, e la prova da fare oggi.
Il messaggio da mandare a tutti così com’è: sei regole in cinque minuti, che valgono sia se lo strumento aziendale c’è già, sia se arriva più avanti.
La legge ti chiede di fare qualcosa per formare i tuoi, non di garantire quanto sanno: il corso che hai già fatto vale, se lo metti per iscritto con chi, quando, su cosa e una firma.
Dieci regole scritte apposta per essere discusse in riunione. Per ciascuna c’è un esempio di cosa si può fare, uno di cosa non si fa, e chi ne risponde. Si stampano, si discutono e si firmano.
Dodici domande divise in quattro gruppi e, per ciascuna, la risposta che chiude la trattativa. Non servono a scegliere il migliore, ma a escludere chi non può entrare.
Una scheda di una pagina, in sette campi, che parte dalla decisione e arriva allo strumento solo alla fine. In più, i cinque dati che servono per presentare un numero e le sette domande da farsi fare da un collega.
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