Quale processo automatizzo per primo?
Decisione 7 di 12due minuti da leggereaudio in arrivo
«Ho tre o quattro lavori che ci mangiano tempo: quale affido all’AI per primo, senza buttare soldi?»
L’errore comune
Quasi tutti partono dal processo che dà più fastidio, quello di cui si lamentano tutti in riunione. Spesso sono le risposte ai clienti. Pesano, ma ognuno le scrive a modo suo: il fastidio ti dice dove la gente soffre, non da dove partire. E automatizzare un processo confuso significa solo sbagliare più in fretta.
Intanto il candidato vero resta invisibile. Trenta ordini al giorno arrivano via email e una persona li ricopia a mano nel gestionale: dieci minuti l’uno, sempre uguale. Sono cinque ore al giorno. Nessuno te lo segnala, perché lo fa in automatico. Se chiedi «che processi avete?», ti rispondono con il manuale, non con la giornata vera.
La regola
Prima guarda dove va il tempo, poi fai a ogni candidato quattro domande. Quanto pesa: su fatturato, costi o rischio. Quante volte: quanto spesso si ripete. Uguale per tutti: se tutti lo fanno nello stesso modo. Fa coda: se il lavoro si accumula prima di lui. Dai un voto da uno a tre a ogni risposta. Da nove su dodici in su hai il tuo primo processo; tra sei e otto confrontalo con gli altri; sotto sei, automatizzarlo costa più di quanto rende. A parità di voto, parti da quello che fa coda: migliorare un passaggio che non è il collo di bottiglia non aumenta il risultato.
Non ancora: prima lo standard. Se l’impatto è alto ma ognuno lo fa a modo suo, o se le regole cambiano ogni mese, prima le regole, poi l’automazione. Lascia perdere, per ora, due casi. Se arrivano poche richieste al giorno, basta una checklist: ci ripensi quando i volumi crescono. Se l’obiettivo è dire di avere l’AI, parti invece da un numero da migliorare: tempo, errori o costo.
Cosa fare lunedì
- Ogni responsabile di ufficioSegna per cinque giorni i lavori che ripete ogni giorno, anche quelli da pochi minuti: copia-incolla tra programmi, email sempre uguali, fogli Excel personali.
- TuTogli dalla lista i lavori con pochi casi al giorno e metti da parte quelli che cambiano regole ogni mese.
- Tu con il responsabile di ogni processoDate ai due o tre candidati rimasti un voto da uno a tre su quanto pesa, quante volte, uguale per tutti, fa coda.
- Tu con il responsabile di ogni processoChiedete dove si accumula il lavoro e chi va sollecitato di continuo: lì c’è il collo di bottiglia.
- Il responsabile del processo che vinceSe ognuno lo fa a modo suo, scrive la procedura unica prima di parlare di AI.
Una cosa da fare oggi
Scegli due processi del tuo ufficio e dai a ciascuno un voto da uno a tre sulle quattro domande.
Ascolta la conversazione
Circa sette minuti. Un manager fa le domande che farebbe un direttore di PMI; Raffaele risponde.
La registrazione arriva a breve. Intanto il dialogo si legge qui sotto.
Leggi il dialogo
- Il manager
Il manager: Ho una lista di lavori che potrei automatizzare. Tutti mi dicono di partire dal servizio clienti. Io non voglio buttare soldi. Da quale parto?
- Raffaele
Raffaele: Non da quello che urla di più. Quasi tutti partono dal processo che dà più fastidio. Quello di cui si lamentano tutti in riunione. Ma il fastidio non è impatto.
- Il manager
Il manager: Però se tutti si lamentano, un motivo ci sarà.
- Raffaele
Raffaele: Certo. Ti dice dove la gente soffre. Non ti dice dove cambiano i conti. E spesso il processo giusto è uno che nessuno nomina.
- Il manager
Il manager: Cioè?
- Raffaele
Raffaele: Quello che la gente fa in automatico. Copiare dati da un programma all’altro. Aprire quattro schermate per chiudere una pratica. Nessuno te lo segnala, perché non sembra un problema. Se chiedi «che processi avete?», ti rispondono con il manuale. Non con la giornata vera.
- Il manager
Il manager: E allora come lo trovo?
- Raffaele
Raffaele: Non chiedi. Guardi dove va il tempo. Per una settimana ogni ufficio segna i lavori che ripete tutti i giorni. Le email che tornano uguali. Il foglio Excel personale che tiene in piedi un pezzo di lavoro. Soprattutto i lavoretti da due a trenta minuti che si ripetono tante volte al giorno. Lì ci sono i candidati migliori.
- Il manager
Il manager: I miei non hanno tempo di tenere un diario per una settimana.
- Raffaele
Raffaele: Non serve un diario. Basta una riga ogni volta che rifanno una cosa già fatta ieri. A fine settimana hai la lista vera, non quella del manuale.
- Il manager
Il manager: Va bene, ho la lista. E poi?
- Raffaele
Raffaele: Poi a ogni candidato fai quattro domande. Dagli un nome corto, così te le ricordi. Quanto pesa: su fatturato, costi o rischio. Quante volte: quanto spesso si ripete. Uguale per tutti: se tutti lo fanno nello stesso modo. Fa coda: se il lavoro si accumula prima di lui. … Quanto pesa, quante volte, uguale per tutti, fa coda.
- Il manager
Il manager: E come le uso, senza andare a sensazione?
- Raffaele
Raffaele: Un voto da uno a tre per ciascuna. Basso, medio, alto. Il massimo è dodici.
- Il manager
Il manager: Fammi un esempio vero, perché così è teoria.
- Raffaele
Raffaele: Prendiamo due candidati. Da una parte, in amministrazione arrivano ordini via email. Trenta al giorno. Una persona li ricopia a mano nel gestionale. Dieci minuti l’uno, sempre uguale. Dall’altra, le risposte ai clienti. Ognuno le scrive a modo suo.
- Il manager
Il manager: Le risposte ai clienti: è proprio da lì che mi dicono di partire.
- Raffaele
Raffaele: Appunto. Partiamo dagli ordini. Quanto pesa: un errore di battitura su un ordine lo paghi. Tre. Quante volte: trenta per dieci minuti fa trecento minuti, cinque ore al giorno. Tre. Uguale per tutti: è sempre lo stesso gesto. Tre. Fa coda: se il magazzino aspetta che qualcuno li inserisca, sì. Tre. … Tre, tre, tre, tre: dodici.
- Il manager
Il manager: E dodici cosa vuol dire?
- Raffaele
Raffaele: Da nove in su hai il tuo primo processo. Tra sei e otto è un candidato possibile: lo confronti con gli altri prima di decidere. Sotto sei lo lasci in lista, per ora. Automatizzarlo costa più di quanto rende.
- Il manager
Il manager: E le risposte ai clienti?
- Raffaele
Raffaele: Quanto pesa: tanto, il cliente è il cliente. Quante volte: tante. Ma uguale per tutti: uno. Ognuno scrive a modo suo.
- Il manager
Il manager: E allora? Proprio per questo lo voglio sistemare.
- Raffaele
Raffaele: Giusto. Il fatto che ognuno lo faccia diverso ti dice che lì c’è da guadagnare. Ma non ti dice di automatizzarlo adesso. Automatizzare un processo confuso significa solo sbagliare più in fretta. L’AI amplifica quello che c’è, nel bene e nel male. Quando «uguale per tutti» prende uno, qualunque sia il totale, vale una regola sola: prima le regole, poi l’automazione.
- Il manager
Il manager: Quindi il servizio clienti lo lascio stare?
- Raffaele
Raffaele: No. Lo metti da parte con un compito diverso. Impatto alto e nessuno standard: è il caso in cui quasi tutti falliscono. Lì il primo lavoro non è l’AI. È lo standard. Scrivi una volta come si risponde alle domande che tornano sempre, uguale per tutti. Poi rifai le quattro domande.
- Il manager
Il manager: Però il processo che mi costa di più è quello complicato. Le pratiche piene di eccezioni, quelle che sa fare una persona sola.
- Raffaele
Raffaele: E quasi sempre è complicato perché non è standard. Oppure perché le regole cambiano ogni mese. In tutti e due i casi l’AI non ti aiuta subito. Un processo che cambia ogni mese va rifatto ogni mese, e non si ripaga. Prima fissi le regole, poi lo automatizzi. Il costo alto ti dice dove guardare. Non ti dice da dove partire.
- Il manager
Il manager: E se due candidati prendono lo stesso voto?
- Raffaele
Raffaele: Parti da quello che fa coda. È il collo di bottiglia. Lo riconosci così: il lavoro si accumula appena prima di lui. Va sollecitato di continuo. E quando rallenta lui, rallenta tutto quello che viene dopo.
- Il manager
Il manager: Perché proprio quello?
- Raffaele
Raffaele: Perché una catena regge quanto il suo anello più debole. Se un passaggio lavora meno ordini degli altri, l’azienda ne chiude quanti ne fa lui. Puoi velocizzare tutto il resto: non cambia niente. Migliorare un passaggio che non è il collo di bottiglia è lavoro sprecato.
- Il manager
Il manager: Ci sono casi in cui mi dici di lasciar perdere del tutto?
- Raffaele
Raffaele: Sì, e te lo dico prima che tu spenda. Se arrivano poche richieste al giorno, il costo per costruirlo e tenerlo in piedi non si ripaga. Meglio una checklist, e ci ripensi quando i volumi crescono. E se l’obiettivo è dire in giro che hai l’AI, lascia stare. È una spesa, non un investimento. Parti da un numero da migliorare: tempo, errori o costo.
- Il manager
Il manager: E in pratica, lunedì cosa faccio?
- Raffaele
Raffaele: Lunedì chiedi a ogni responsabile di segnare per una settimana i lavori che il suo ufficio ripete ogni giorno. Togli quelli con pochi casi e metti da parte quelli che cambiano ogni mese. Sui due o tre che restano dai i voti, insieme a chi li fa, non da solo. E dove esce «ognuno fa a modo suo», il responsabile scrive la procedura prima di parlare di AI.
- Il manager
Il manager: Se dico ai miei che segno dove va il loro tempo, pensano che li controllo.
- Raffaele
Raffaele: Allora diglielo chiaro: guardi i lavori, non le persone. E la lista la scrivono loro. Di solito sono i primi a sapere quale lavoro vorrebbero non fare più. … Allora, una cosa sola, oggi. Scegli due processi del tuo ufficio e dai a ciascuno un voto da uno a tre sulle quattro domande.
- Il manager
Il manager: Quindi oggi metto uno accanto all’altro due lavori, tipo gli ordini via email e le risposte ai clienti. Quanto pesa, quante volte, uguale per tutti, fa coda: un voto da uno a tre, e vedo chi arriva a nove.
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