Come tiro fuori quello che il mio miglior collaboratore ha in testa?
Decisione 8 di 12due minuti da leggereaudio in arrivo
«La mia responsabile amministrativa va in pensione a marzo: come faccio a non perdere quello che sa?»
L’errore comune
Quasi tutti chiedono al collaboratore migliore di scrivere le procedure. Lui non le scrive. Non per cattiva volontà: fa quel lavoro da anni e non sa più spiegarlo. Alla domanda «come fai?» risponde «dipende», oppure «di solito».
Prendi la responsabile dell’amministrazione, in azienda da vent’anni. Sa che certi clienti pagano a novanta giorni, anche se il contratto dice trenta. Sa che prima di sollecitarli si telefona. Niente di questo è scritto: il gestionale dice trenta per tutti. A marzo va in pensione. Ad aprile parte il sollecito sbagliato al cliente sbagliato.
La regola
Non chiedere la procedura: chiedi l’ultima volta. «L’ultimo cliente che ha pagato in ritardo: chi era, cosa hai fatto, passo per passo?» Ogni volta che senti «di solito» o «dipende», chiedi da cosa dipende: lì c’è la regola vera. Fai raccontare due o tre casi, compreso quello andato storto. Alla fine chiedi: «Qual è la cosa che ti cambierebbe la vita, ma che non abbiamo nemmeno nominato perché tanto è impossibile?» Fa uscire le cose diventate «lo standard», che nessuno nomina più. Funziona solo se l’esperto si fida.
Bastano due o tre interviste a tu per tu, da quarantacinque minuti a un’ora, registrate e trascritte. Nessuna frase trascritta diventa regola finché l’esperto non l’ha riletta: corregge, approva o blocca. Una regola è finita quando ha un motivo, una data e un’eccezione. Scritta così, una persona nuova la applica senza chiedere. Poi una persona decide cosa entra, cosa esce e cosa va rivisto. Aggiorna tutto ogni settimana o ogni due. Se il processo è già scritto bene e non cambia, l’intervista non serve.
Cosa fare lunedì
- TuScegli un solo processo: torna spesso, crea errori quando manca chi lo conosce, dipende da una o due persone.
- TuPrima di cominciare, nomina le due paure dell’esperto: «mi sostituite» e «lavorerò di più, con scadenze più strette». Poi rispondi chiaro: il suo sapere resta in azienda e lui non viene sostituito. Senza fiducia non parla.
- Chi conduce le intervisteRegistra due interviste da un’ora, con il permesso dell’esperto. Prima l’ultimo caso reale, poi le eccezioni e il caso andato storto.
- Chi conduce le intervisteScrive le regole partendo dalla trascrizione: l’esperto non deve scrivere niente.
- L’espertoRilegge le regole scritte dalla trascrizione e le corregge, le approva o le blocca: il testo finale è suo.
Una cosa da fare oggi
Fissa in agenda la prima ora di intervista con la persona che, se domani mancasse, bloccherebbe un processo.
Ascolta la conversazione
Circa sette minuti. Un manager fa le domande che farebbe un direttore di PMI; Raffaele risponde.
La registrazione arriva a breve. Intanto il dialogo si legge qui sotto.
Leggi il dialogo
- Il manager
Il manager: La responsabile dell’amministrazione va in pensione a marzo. È con noi da vent’anni e sa cose che non sono scritte da nessuna parte. Come faccio a tirargliele fuori prima che se ne vada?
- Raffaele
Raffaele: Fammi un esempio. Una cosa che lei sa e che non è scritta.
- Il manager
Il manager: Facile. Sa quali clienti pagano a novanta giorni anche se il contratto dice trenta. E sa quali non devi sollecitare per mail, perché prima si telefona. Il gestionale dice trenta per tutti.
- Raffaele
Raffaele: Ecco. Quello è il sapere che tiene in piedi la tua amministrazione. Finché lei c’è, tutto fila. Ad aprile, senza di lei, parte il primo sollecito sbagliato al cliente sbagliato.
- Il manager
Il manager: Guarda, ci ho già provato. Due anni fa le ho chiesto di scrivere le procedure. Non le ha mai scritte.
- Raffaele
Raffaele: Normale. È l’errore che fanno quasi tutti. … Chi è bravo in un lavoro non lo sa più spiegare. Lo ha fatto così tante volte che è diventato automatico, come guidare. Se le chiedi «come decidi chi sollecitare?», ti risponde «dipende». Oppure «di solito». Non ti nasconde niente. Semplicemente non lo vede più.
- Il manager
Il manager: E allora? Se non lo sa spiegare lei, chi lo spiega?
- Raffaele
Raffaele: Lo spiega lei. Ma le fai un’altra domanda. Non le chiedi la procedura: le chiedi l’ultima volta. «L’ultimo cliente che ha pagato in ritardo. Chi era, cosa è successo, cosa hai fatto tu, passo per passo?» Un caso vero non si può abbellire. Ha un nome, delle date, un esito.
- Il manager
Il manager: E in pratica cosa viene fuori?
- Raffaele
Raffaele: Viene fuori una frase tipo: «di solito sollecito dopo trenta giorni… tranne quando». Fermati lì. Quel «tranne quando» è la regola vera. Ogni volta che senti «di solito» o «dipende», chiedi da cosa dipende. E fatti raccontare due o tre casi diversi, compreso quello andato storto. Le eccezioni escono da sole.
- Il manager
Il manager: Va bene. Ma quanto tempo ci vuole? Lei ha la chiusura del trimestre, non ha tempo.
- Raffaele
Raffaele: Per un processo bastano due o tre interviste a tu per tu. Da quarantacinque minuti a un’ora l’una. Niente riunioni lunghe con dieci persone. Nel tuo caso ne farei due. E su un processo solo. Uno che torna spesso e crea errori quando manca chi lo conosce. E che oggi dipende da una o due persone. Per te, i solleciti.
- Il manager
Il manager: Due ore. E cosa ci metti dentro?
- Raffaele
Raffaele: Nella prima ricostruisci l’ultimo sollecito vero, dall’inizio alla fine. Nella seconda vai sulle eccezioni: i clienti a novanta giorni, quelli da chiamare prima, e il caso andato male.
- Il manager
Il manager: Un’ora di intervista… e chi la fa? Io non ho un consulente in casa. E non ho tempo nemmeno io.
- Raffaele
Raffaele: La può fare chiunque sappia ascoltare. Un collega di fiducia, tu, oppure qualcuno da fuori. Non serve sapere di tecnologia. Serve fare domande su casi veri e non accontentarsi del «di solito».
- Il manager
Il manager: E devo stare lì a prendere appunti?
- Raffaele
Raffaele: No. Registri. Con il suo permesso, e spiegandole perché. Poi la trascrizione automatica ti dà il testo scritto. … Ma attenzione: la trascrizione è materiale grezzo. Può sbagliare un nome, confondere due clienti, far sembrare semplice una decisione che non lo è.
- Il manager
Il manager: Quindi non me ne faccio niente.
- Raffaele
Raffaele: Te ne fai tanto, se fai il passaggio dopo: dalla trascrizione si scrivono le regole.
- Il manager
Il manager: E chi le scrive? Io non ho tempo, e lei ha la chiusura del trimestre.
- Raffaele
Raffaele: Le scrive chi ha fatto le interviste. È la parte più lunga, e non tocca a lei. Lei non deve riscrivere niente: deve correggere, approvare o bloccare. La regola è questa. Nessuna frase trascritta diventa regola aziendale finché lei non l’ha riletta e approvata. Il testo finale è suo.
- Il manager
Il manager: E come capisco se una regola è scritta bene?
- Raffaele
Raffaele: Deve avere tre cose: un motivo, una data, un’eccezione. «Quel cliente paga a novanta giorni» è un appunto. Una regola suona così. … Quel cliente paga a novanta giorni. Lo abbiamo accettato a gennaio duemilaventi. Il motivo: aspetta i soldi di un ente pubblico. Eccezione: le fatture sotto i mille euro le paga a trenta. … Questa è una regola. Una persona nuova la legge e la applica senza chiederti niente.
- Il manager
Il manager: E poi dove lo metto? Non voglio l’ennesima cartella che nessuno apre.
- Raffaele
Raffaele: In un documento vostro, in una cartella dell’azienda. Non dentro uno strumento che domani cambi. Ma il punto non è dove. È chi lo tiene vivo. Serve una persona che decide cosa entra, cosa esce e cosa va rivisto. E una scadenza fissa: ogni settimana, o ogni due, si aggiorna. Senza un nome e una scadenza, tra un anno sei di nuovo qui.
- Il manager
Il manager: E l’AI, in tutto questo, dove sta?
- Raffaele
Raffaele: Viene dopo. Quando le regole sono scritte così, le legge una persona nuova e le legge anche lo strumento AI. Ma se le regole non ci sono, l’AI non te le inventa.
- Il manager
Il manager: Tu dici che lei sa cose che non sa di sapere. Quelle come le trovi?
- Raffaele
Raffaele: Con una domanda sola, che faccio alla fine. … «Qual è la cosa che ti cambierebbe la vita, ma che non abbiamo nemmeno nominato perché tanto è impossibile?»
- Il manager
Il manager: Mi sembra una domanda da convegno. Lei è una persona pratica, mi guarda storto.
- Raffaele
Raffaele: Sulle prime, forse. Poi di solito risponde subito, e con energia. Se risponde subito, ci pensa da anni. Nel suo modo di lavorare quella cosa era impossibile, quindi non l’ha mai chiesta. La domanda le dà il permesso di dirla. Magari ti dice: «non dover più rifare a mano, ogni mese, lo stesso controllo sugli incassi». Quel controllo nessuno l’ha mai nominato. È diventato lo standard, e nessuno lo vede più.
- Il manager
Il manager: Con lei va bene, va in pensione. Ma se lo faccio con il responsabile acquisti, che resta, quello pensa che lo voglio sostituire.
- Raffaele
Raffaele: E fa bene a chiederselo. La domanda funziona solo se si fida. Le paure sono sempre due: «mi state sostituendo», oppure «lavorerò di più, con scadenze più strette». Prima di cominciare gli dici chiaro perché lo fai: il suo sapere resta in azienda, e lui non viene sostituito.
- Il manager
Il manager: Allora lo faccio per tutti i processi, così mi tolgo il pensiero.
- Raffaele
Raffaele: No. Non serve quando il processo è già scritto bene e non cambia. E non serve quando cambia ogni settimana: qualsiasi regola nasce già vecchia. Parti da uno. Marzo arriva prima di quanto pensi.
- Il manager
Il manager: Va bene. Da dove parto?
- Raffaele
Raffaele: Una cosa sola, oggi. Fissa in agenda la prima ora di intervista con la persona che, se domani mancasse, bloccherebbe un processo.
- Il manager
Il manager: Quindi oggi apro l’agenda e blocco un’ora con la mia responsabile amministrativa. E le chiedo dell’ultimo sollecito vero, non della procedura.
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