L’errore comune
Si sceglie chiedendo «qual è il migliore?». Per scrivere e riassumere, i tre grandi si equivalgono. Le differenze che contano sono altrove: cosa legge da solo, dove finiscono i dati, se il lavoro di un gruppo resta tuo quando cambi fornitore.
La distribuzione si sbaglia in due modi opposti. O si compra una licenza a tutti lo stesso giorno senza dire a cosa serve: dopo tre mesi nessuno sa se è servito. Oppure si tiene tutti fermi in attesa dei capi, mentre, tra chi usa l’AI al lavoro, quasi uno su due lo fa con l’account personale, e più della metà lo farebbe anche con il divieto.
La regola
Uno strumento per tutti, scelto su quattro cose. Dove stanno i documenti: se lavori in Microsoft 365, la chat inclusa nel piano non legge posta, cartelle e riunioni; le legge solo la licenza a pagamento, quindici-venti euro al mese a persona. I patti sui dati: piano aziendale, dati esclusi dall’addestramento, conservati in Europa solo con alcuni piani. Istruzioni condivise che sopravvivono al cambio di fornitore: i GPT personalizzati di ChatGPT vengono ritirati l’11 dicembre 2026. L’uscita: i piani per le aziende piccole e medie si pagano anche mese per mese; la verifica si fissa prima di firmare.
La distribuzione non si raziona per grado. Se le persone usano già l’AI e hanno una formazione di base, l’account aziendale va a tutti lo stesso giorno, con la data in cui i personali si spengono. Si raziona la licenza che legge i documenti: la prende chi lavora nei documenti. Accanto, due flussi da misurare, con un responsabile, istruzioni condivise e il tempo di oggi misurato su cinque casi: chi si sente più veloce spesso non lo è.
La scheda per lunedì
| Chi | Cosa |
|---|---|
| l’IT | Ti scrive cosa è incluso nel piano e cosa legge da solo: solo ciò che gli incolli, oppure posta, cartelle e riunioni. Poi fa a ogni candidato le sette domande: contratto sui dati, addestramento, dove stanno i dati, spazio condiviso, lettura dei documenti, istruzioni esportabili, uscita mensile. |
| tu | Scegli uno strumento e fissi due date: quella in cui l’account aziendale arriva a tutti e i personali si spengono, e la verifica a novanta giorni. |
| tu e i responsabili di area | Scegliete i due flussi da misurare, uno verso l’esterno e uno interno. Per ciascuno un responsabile e il numero di oggi su cinque casi chiusi: ore alla prima bozza, errori alla revisione. |
| il responsabile di ogni area | Apre lo spazio condiviso del gruppo e ci salva le istruzioni che hanno funzionato, con il nome di chi le ha approvate. La copia originale sta in una cartella aziendale. |
| tu | Mandi a tutti il messaggio con le due date, le regole sui dati e chi risponde a «posso usare questo?». Lo usi per primo. |
Chiedi all’IT cosa legge da sola l’AI del piano che già paghiamo e cosa dobbiamo incollarle, e scrivi la risposta.
AI Act (Regolamento UE 2024/1689), art. 4, modificato dal Regolamento UE 2026/1744: l’azienda sostiene l’alfabetizzazione di chi usa l’AI.
La conversazione, parola per parola
Un manager fa le domande che farebbe un direttore di PMI; Raffaele risponde. Qui il dialogo da leggere.
Leggi il dialogo
- Il manager
Sono socio e direttore operativo di un’azienda di servizi, ottanta persone. Oggi in giro ci sono due o tre strumenti diversi, ognuno con il suo account personale. Voglio arrivare a uno solo, aziendale, per tutti. Da dove parto?
- Raffaele
Non da «qual è il migliore». È la domanda che fanno tutti, ed è quella sbagliata.
- Il manager
Perché sbagliata? Se pago, voglio il migliore.
- Raffaele
Perché per quello che fate voi, scrivere, riassumere, rispondere su un documento, i tre grandi si equivalgono. Sceglierne uno per il modello è come scegliere l’auto aziendale per il colore. Le differenze che contano sono quattro, e sono altrove.
- Il manager
Sentiamo.
- Raffaele
La prima: cosa legge lo strumento da solo. Lavori in Microsoft trecentosessantacinque?
- Il manager
Sì. E infatti Copilot ce l’abbiamo già, incluso.
- Raffaele
Attento, perché lì si inciampa. La chat inclusa nel piano risponde su quello che le incolli, e sul web. Non legge la tua posta, le cartelle condivise, le riunioni. Quelle le legge solo la licenza a pagamento, per persona: tra i quindici e i venti euro al mese con l’impegno annuale, qualcosa in più mese per mese. Sono due prodotti diversi con quasi lo stesso nome.
- Il manager
Quindi la versione gratis non serve a niente?
- Raffaele
Serve a chi deve riscrivere una mail o capire un testo. Non serve a chi deve ritrovare cosa avete scritto in una relazione di due anni fa. La domanda vera è: le persone lavorano dentro i documenti, o accanto ai documenti? Chi lavora dentro prende la licenza che li legge. Gli altri, la chat.
- Il manager
Seconda differenza.
- Raffaele
I patti sui dati. Tre domande, e non serve leggere i contratti. È un piano aziendale, con un contratto sui dati firmato? I nostri dati sono esclusi dall’addestramento? Dove vengono conservati? Sulle prime due, oggi tutti i piani aziendali rispondono sì. Sulla terza no. Chiedi per iscritto: i dati sono conservati ed elaborati in Europa? Oggi la risposta cambia da fornitore a fornitore, e a volte da piano a piano. E anche quando è sì, ci sono impostazioni che l’IT deve controllare. Se per te l’Europa conta, questa domanda da sola restringe la scelta.
- Il manager
E i piani personali che i miei già pagano? Il conto è quasi uguale.
- Raffaele
Il prezzo sì, il patto no. Sul piano personale il contratto sui dati non c’è, e quando la persona se ne va, se ne vanno anche le sue conversazioni. Capita spesso: abbonamenti personali pagati con la carta aziendale, e nessuno sa cosa c’è dentro.
- Il manager
Terza.
- Raffaele
Il lavoro di gruppo. Vuoi che cinque persone di un ufficio lavorino nello stesso spazio, con le stesse istruzioni. Oggi lo fanno tutti e tre, con nomi diversi. La domanda da fare è un’altra: se tra un anno cambio fornitore, quelle istruzioni me le porto via? Ti do un fatto. OpenAI ha annunciato il ritiro degli assistenti personalizzati di ChatGPT, i GPT, per fine duemilaventisei. Le istruzioni passano al nuovo formato; i collegamenti costruiti su misura vanno rifatti. Chi li aveva costruiti, quella parte la rifà da capo.
- Il manager
E allora dove le tengo?
- Raffaele
Dentro lo strumento per usarle. Ma la copia originale in una cartella aziendale, in un file normale, con il nome di chi le ha approvate. Così il patrimonio è tuo, non del fornitore.
- Il manager
Quarta.
- Raffaele
L’uscita. I piani per aziende piccole e medie si pagano anche mese per mese, di solito un quinto o un quarto in più dell’annuale. Prendi il mensile e fissa la verifica a novanta giorni, prima di firmare. Non perché lo strumento sia sbagliato, ma perché tra tre mesi saprai cose che oggi non sai.
- Il manager
Va bene, ho scelto. Ora: a chi lo do? Mi hanno detto di partire dai responsabili e poi scendere.
- Raffaele
Nessuno studio dice che partire dai capi funzioni meglio. Gli studi dicono due cose diverse: conta che i capi la usino davanti a tutti, e che le persone abbiano qualche ora di pratica guidata. Con cinque ore o più, quasi otto su dieci la usano con regolarità. Se i tuoi quelle ore le hanno fatte, puoi dare l’accesso a tutti. E intanto la usano già: tra chi usa l’AI al lavoro, quasi uno su due lo fa con l’account personale, e più della metà dice che lo farebbe anche con un divieto. Se aspetti, non li fermi: li perdi di vista.
- Il manager
Quindi a tutti, lo stesso giorno.
- Raffaele
L’accesso sì, a tutti lo stesso giorno, con la data in cui gli account personali si spengono. Quello che razioni non è l’accesso: è la licenza che legge i documenti. Quella la dai a chi lavora nei documenti.
- Il manager
E poi? Do l’accesso a ottanta persone e aspetto?
- Raffaele
No, e qui sta il punto. L’accesso a tutti risolve gli account personali e la pratica: i risultati crescono con i mesi d’uso, non arrivano il giorno della licenza. Ma da solo non dimostra niente. Accanto, scegli due flussi di lavoro da misurare. Uno che produce documenti verso l’esterno, una relazione, un’offerta. Uno interno, il verbale, la chiusura del mese. Per ciascuno un responsabile, le istruzioni condivise nello spazio del gruppo, e il numero di oggi.
- Il manager
Il numero di oggi lo chiedo a loro. Mi dicono che ci mettono un giorno.
- Raffaele
Non chiederlo: misuralo, su cinque casi chiusi. Ore alla prima bozza, errori trovati alla revisione. Chi si sente più veloce spesso non lo è. In un ministero inglese hanno dato mille licenze per tre mesi: sette persone su dieci soddisfatte, nessuna prova solida che lavorassero più in fretta. Senza il numero di oggi, alla verifica dei novanta giorni discuterete di sensazioni.
- Il manager
E i responsabili? Se il capo non lo usa, dici che non lo usa nessuno.
- Raffaele
Questo sì, ed è l’unica parte vera di «partire dai capi». Non è un ordine di distribuzione, è un comportamento: tu lo usi per primo, davanti a tutti, su cose dove un errore si vede subito. Se il capo non lo apre, il team capisce che non conta.
- Il manager
In pratica, oggi, cosa faccio?
- Raffaele
Una cosa sola. Chiedi all’IT: nel piano che già paghiamo, cosa legge l’AI da sola, e cosa dobbiamo incollarle. E scrivi la risposta.
- Il manager
Quindi prima di comprare qualsiasi cosa, mi faccio dire cosa ho già e cosa legge davvero. E lo metto per iscritto.
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